Ancora frastornata torno a scrivere, e torno a farlo anche per condividere con voi il mio stordimento. In un giorno, anzi nel giorno di festa per antonomasia uno squilibrato imbraccia una pistola ed uccide due bambini ed un anziano, senza un motivo; come se, del resto, fosse dirimente avere un buon motivo per uccidere qualcuno. Nella primavera del 2019 una donna di 36 anni muore dopo una serie di inaudite e ripetute violenze da parte di un abominio (la qualifica di essere umano non credo la meriti) di nome Vincenzo Lo Presto, suo marito, che costringe anche i figli piccoli a picchiare la madre. Sono scelte. Da che parte stare, se parlare o rimanere in silenzio e pure quando farlo, sono scelte. E’ una scelta indignarsi, ma lo è anche spegnere il televisore (e qualunque canale di informazione) e provare a vivere nonostante questo bombardamento continuo di orrori. E’ una scelta accollarsi la responsabilità delle opzioni del quotidiano e del futuro per i propri figli, quale sport sia più indicato e se sia opportuno farne; se far fare loro esperienze di socialità, anche a dispetto della propria comodità, o se possono essere bypassate; se ed a quale scuola superiore mandarli e se far proseguire gli studi con la laurea oppure no; sono scelte. Ed è una scelta anche deresponsabilizzarsi facendo scegliere tutto ai figli. Certi, in questo modo, di non poter essere mai accusati dai figli di aver deciso per loro. Sono scelte. Decidere di far continuare una gara di endurance nonostante la morte di un cavaliere, di emorragia cerebrale mentre cavalcava, è una scelta. Come lo fu continuare a giocare all’Heysel, in nome di un frainteso The Show Must Go On… Deturpare un pezzo di costa per favorire la discesa a mare di un albergo di lusso è una scelta, ma lo è anche stare a guardare in nome della possibilità che arrivino così più turisti… Il solito finto ricatto tutela ambientale vs. sviluppo economico e noi babbei che ci abbocchiamo sempre. Sono scelte. Rimanere ignoranti ed affidarsi ai social o alla vox populi invece che armarsi di libri, senso critico e buona volontà di migliorarsi…sono scelte. Pubblicare il video della cabina della funivia che precipita o l’audio del povero Alfredino o le immagini dei ragazzi che si buttano dalle finestre del Bataclan o da una delle torri del World Trade Center, è una scelta. E lo è anche guardarli, che sia nei tg o andarli a cercare su Youtube. Perché sempre, dove c’è un corrotto, c’è un corruttore. Niente e nessuno va avanti se non c’è interesse a farlo; niente e nessuno si muove se non c’è qualcun altro a dirgli o suggerirgli di farlo. E noi? Noi possiamo essere queste eterne, indolenti, annoiate e quasi intorpidite pecore che seguono senza troppo interesse, troppo clamore o troppa fatica tutti gli eventi, anche quelli che ci vengono addosso, semplicemente spostandoci un po’ di fianco per evitare l’impatto, ma anche in questo caso senza corse, senza polvere che si alza dal terreno oppure essere quel surfista che l’onda la prende di taglio, l’aspetta e poi ci sale sopra, la cavalca per farsi portare dove l’aria è leggera, inebriante e modella il suo corpo perché sia sempre in equilibrio  sulla tavola per non rischiare di cadere, per averne il controllo. Sono scelte. Non lo so se potrò dominare un’onda di 6 m, ma so che preferirò sempre provarci e bagnarmi piuttosto che stare seduta sul divano guardando la mia vita dal televisore.

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