Prima o poi…..più poi.

Prima o poi smetti di camminare come una che non si è ancora svegliata.

Prima o poi smetti di svegliarti nel cuore della notte.

Prima o poi riaccendi la radio.

Prima o poi ricominci a fare la scema.

Prima o poi inizi a parlarne.

Prima o poi riprendi a guardare le sue cose.

Prima o poi incominci ad unire lo sguardo, il pensiero, un sorriso ed il cielo.

Prima o poi smette di far male.

Prima o poi diventa più silenzioso.

Prima o poi si trasforma in compagnia.

Prima o poi smetti di avere sempre freddo.

Prima o poi torni a fare le cose che hai sempre fatto.

Prima o poi smetti di avere tanta rabbia dentro.

Prima o poi smetti di farti domande.

Prima o poi smetti di sentirti in colpa.

Prima o poi….ma più poi.

Sono scelte.

Ancora frastornata torno a scrivere, e torno a farlo anche per condividere con voi il mio stordimento. In un giorno, anzi nel giorno di festa per antonomasia uno squilibrato imbraccia una pistola ed uccide due bambini ed un anziano, senza un motivo; come se, del resto, fosse dirimente avere un buon motivo per uccidere qualcuno. Nella primavera del 2019 una donna di 36 anni muore dopo una serie di inaudite e ripetute violenze da parte di un abominio (la qualifica di essere umano non credo la meriti) di nome Vincenzo Lo Presto, suo marito, che costringe anche i figli piccoli a picchiare la madre. Sono scelte. Da che parte stare, se parlare o rimanere in silenzio e pure quando farlo, sono scelte. E’ una scelta indignarsi, ma lo è anche spegnere il televisore (e qualunque canale di informazione) e provare a vivere nonostante questo bombardamento continuo di orrori. E’ una scelta accollarsi la responsabilità delle opzioni del quotidiano e del futuro per i propri figli, quale sport sia più indicato e se sia opportuno farne; se far fare loro esperienze di socialità, anche a dispetto della propria comodità, o se possono essere bypassate; se ed a quale scuola superiore mandarli e se far proseguire gli studi con la laurea oppure no; sono scelte. Ed è una scelta anche deresponsabilizzarsi facendo scegliere tutto ai figli. Certi, in questo modo, di non poter essere mai accusati dai figli di aver deciso per loro. Sono scelte. Decidere di far continuare una gara di endurance nonostante la morte di un cavaliere, di emorragia cerebrale mentre cavalcava, è una scelta. Come lo fu continuare a giocare all’Heysel, in nome di un frainteso The Show Must Go On… Deturpare un pezzo di costa per favorire la discesa a mare di un albergo di lusso è una scelta, ma lo è anche stare a guardare in nome della possibilità che arrivino così più turisti… Il solito finto ricatto tutela ambientale vs. sviluppo economico e noi babbei che ci abbocchiamo sempre. Sono scelte. Rimanere ignoranti ed affidarsi ai social o alla vox populi invece che armarsi di libri, senso critico e buona volontà di migliorarsi…sono scelte. Pubblicare il video della cabina della funivia che precipita o l’audio del povero Alfredino o le immagini dei ragazzi che si buttano dalle finestre del Bataclan o da una delle torri del World Trade Center, è una scelta. E lo è anche guardarli, che sia nei tg o andarli a cercare su Youtube. Perché sempre, dove c’è un corrotto, c’è un corruttore. Niente e nessuno va avanti se non c’è interesse a farlo; niente e nessuno si muove se non c’è qualcun altro a dirgli o suggerirgli di farlo. E noi? Noi possiamo essere queste eterne, indolenti, annoiate e quasi intorpidite pecore che seguono senza troppo interesse, troppo clamore o troppa fatica tutti gli eventi, anche quelli che ci vengono addosso, semplicemente spostandoci un po’ di fianco per evitare l’impatto, ma anche in questo caso senza corse, senza polvere che si alza dal terreno oppure essere quel surfista che l’onda la prende di taglio, l’aspetta e poi ci sale sopra, la cavalca per farsi portare dove l’aria è leggera, inebriante e modella il suo corpo perché sia sempre in equilibrio  sulla tavola per non rischiare di cadere, per averne il controllo. Sono scelte. Non lo so se potrò dominare un’onda di 6 m, ma so che preferirò sempre provarci e bagnarmi piuttosto che stare seduta sul divano guardando la mia vita dal televisore.

Pensieri buttati lì…

E’ davvero sconfortante ascoltare o leggere un notiziario, adesso che la prima notizia non è lo stato della pandemia nel nostro Paese: quello che ci raccontano è umiliante; per me e per tutti coloro che sono orgogliosi di essere uomini, pure perché di sti tempi, fossimo nati animali non so se ci sarebbe andata meglio….  Avvilente perché l’orologio non si è fermato a febbraio 2020, ma in certi casi è fermo al 1200 e per altri…boh, pare che la campanella non sia ancora suonata e son tutti lì a fare la ricreazione mentre i professori hanno ricominciato a spiegare. Giovani vite spezzate perché decise a scegliersi il compagno o perché non si è capita subito la gravità dei sintomi; ragazzi bullizzati perché grassi o con caratteristiche fisiche non comuni; esseri umani variamente discriminati: dal colore della pelle alle scelte sessuali, al credo politico. Eh che cosa!Tutti a manifestare il massimo sconcerto, un pugno nello stomaco, per la liberazione di Brusca, anche i firmatari della legge sui pentiti, anche coloro i quali la conoscevano e conoscono benissimo e non hanno mai pensato di modificarla; fa tappa a Taranto il Sailgp con catamarani bellissimi, sul web impazzano foto di Taranto ed il suo mare, non l’inquinamento della città e tutte le relative menate (giustissime, per carità), ma proprio Lei, bellissima più che mai e le frecce tricolore e la gente emozionata che riprende col telefonino ed in calce leggo commenti di cittadini arrabbiati per i soldi spesi o per i disagi al traffico. Ma quando mai ci sono stati negli ultimi 40 anni i catamarani a Taranto? Mò ci dobbiamo lamentare dei soldi spesi? E quando la buonanima della sindaca Di Bello spese migliaia (o forse milioni) di € per i giochi d’acqua che dovevano essere identici a quelli di Ginevra, rotti dopo due giorni e mai più utilizzati? Allora nessuno disse niente. E pure io che oggi sento il bisogno di lamentarmi di chi si lamenta sempre, diamoci tutti un taglio! Usciamo dalle nostre case, infiliamo la mascherina, il gel in tasca ed andiamo a caccia di sorrisi, di gentilezza da distribuire e facciamo cose buone! Qualche giorno fa si è festeggiata la giornata mondiale dell’ambiente: non c’è bisogno di arrivare a quella del 2022 per raccogliere una mascherina gettata a terra o buttare l’olio esausto nell’apposito contenitore. I nostri nonni tenuti lontano dai nipoti per paura di contagiarli, portiamoli dai nostri figli, ormai sono stati vaccinati. Noi siamo i veri artefici del nostro destino ed allora muoviamoci, scegliamo, iniziamo, andiamo! Possiamo cambiare molte cose che non ci piacciono, possiamo noi diventare qualcosa che ci piace, ma che soprattutto, piace e funziona per noi e per noi con gli altri; abbiamo passato troppo tempo a compiangerci da un lato ed a distruggere dall’altro: adesso è il momento di sovvertire quest’ordine. Anche in nome di 126.000 persone che non ci sono più morte per il Covid e per come il Covid ha messo a nudo la realtà sanitaria italiana. La realtà ambientale italiana. La realtà regionale italiana. E’ inutile progettare qualunque tipo di futuro se non riusciamo a fare ammenda di cosa eravamo (e purtroppo continuiamo ad essere) a febbraio 2020: la chiave di volta sta in come vogliamo essere a febbraio 2022 o meglio, l’8 giugno 2021. In bocca al lupo, io sono con voi!

Vittoriaaaaaa! o Fallimento?

Con una sentenza storica, che arriva dopo 13 anni di Ambiente Svenduto, i Riva sono stati condannati, e con loro l’ex governatore della Puglia, Nichi Vendola. Una vittoria per Taranto e per tutti i tarantini, quelli che si sono impegnati in prima persona, quelli che hanno subìto la perdita dei loro cari a causa dello scempio ambientale che per anni si è perpetrato e pure per quelli che da anni subiscono l’identificazione di Taranto nell’Ilva, cioè noi tutti. E allora, è una vittoria su tutti i fronti? No, temo di no. E’ anche un immenso fallimento. Non entrerò nel merito della sentenza, non solo non si conoscono ancora le motivazioni, ma poi non ho alcuna competenza giuridica per cui ne faccio volentieri a meno, ma nella dimensione umana della vicenda sì, voglio entrarci eccome! Sono nata e vissuta a Taranto per quarant’anni, l’Ilva ha fatto da sfondo e cornice a tutte le fotografie degli orizzonti tarantini, ha fatto da padrona di casa ad importanti manifestazioni teatrali e musicali all’aperto, ha alimentato il benessere economico della società tarantina degli anni ’70 – ‘80, insieme alla Shell, la raffineria. Nella mia classe del liceo ginnasio “Quinto Ennio”, ci dividevamo in figli di chi lavorava all’Ilva e chi alla Shell; nessuno di noi ha mai vissuto come sporca, inquinante (dannatamente inquinante) e, di conseguenza invivibile, l’aria, l’atmosfera, la vita e le industrie a Taranto. E poi…poi qualcosa si è rotto, è esploso! La privatizzazione nel 1995. Per pochi centesimi l’Ilva è stata svenduta ai Riva, ma da chi? Dalla politica, e pure da quella parte sensibile ai bisogni dei più deboli…eccoci che ci siamo arrivati: la politica. Quella che anni prima aveva deciso di dirottare l’economia tarantina sull’industria piuttosto che sfruttare i due mari, l’arsenale, la marina, la storia ed infinite altre meraviglie di questa città, aveva deliberatamente deciso di inquinarla: perché, la produzione dell’acciaio è cosa sporca e non esiste transizione ecologica che possa convertirla in produzione pulita. Quella stessa politica l’ha svenduta a chi per la logica stessa che ruota intorno al privato non avrebbe fatto altro che peggiorare una situazione di per sé a tempo, una bomba. Leggetevi (mi piace che il lettore sia sempre un cittadino che criticamente si fa un’opinione, non devo formarla io e nessun altro!) quali filtri e prodotti filmanti utilizzava l’Ilva (allora Italsider) quando era a partecipazioni statali e chiedetevi: i tumori che hanno iniziato a mietere vittime, bambini ed ex operai, come pedine di un immenso domino spinte dal vento, come mai si sono avuti solo negli ultimi 20 anni? Perché sono aumentate la sensibilità e precocità diagnostiche? Non solo l’Ilva, allora Centro Siderurgico, fu costruita a Taranto nel 1959 ( https://it.wikipedia.org/wiki/Acciaierie_d%27Italia#Storia). Non sarò io certamente a difendere l’industria ai danni dell’ambiente o della salute, ma cantare vittoria stamattina per me è davvero difficile. La politica siamo noi, non è un’entità. Noi entriamo in cabina elettorale. Noi scegliamo chi mandare avanti. Noi non siamo mai veramente informati ed interessati a cosa succede intorno a noi, fino a che non ci colpisce direttamente. Noi cittadini siamo stati e continuiamo ad essere ed a prenderci in giro: l’area a caldo oggi confiscata non è stata chiusa definitivamente; gli operai, se si chiudesse davvero sarebbero a spasso ed ecco che ritorna l’inaccettabile ricatto: lavoro o salute; e..i Tamburi, il quartiere che sorge a ridosso dello stabilimento si è espanso fino a contare, oggi, più o meno 18.000 abitanti. E allora, forse, servirebbe un colpo di reni e di onestà, coerenza ed impegno. Impegno nel sovvertire le sorti di una città che merita ben altro destino che essere equiparata ad un’industria. Onestà nell’ammettere che tante scelte fatte sono state disastrose e che anche le promesse, in molti casi, erano vane: basta farsi campagna elettorale sul destino del siderurgico, pronti a poi a dimenticarle non appena si viene eletti. Coerenza nell’essere in grado di rispettare i patti, anche al prezzo dell’impopolarità. Riprendiamoci la nostra città. Rifondiamone il futuro. Interessiamoci noi al nostro destino e poi chiediamo aiuto, non deleghiamo sempre qualcun altro, pronti poi a scaricare su di lui ogni responsabilità. E’ questa la vera transizione cui anelare: individuare nell’indolenza, tutta meridionale, il primo responsabile del nostro destino. Ehi, ma abbiamo parlato di Ilva e..la Shell? L’eolico selvaggio? Il petrolio ed i pozzi a ridosso della diga del Pertusillo? E…forza, allora che il cammino è lungo!

Il tempo, l’attesa, la pazienza…l’attenzione.

“Concettualmente ok…magari per non appesantirlo solo di parole, usa qualche foto in più a corredo dei testi che magari accorcerei un po’ per renderlo più leggibile e poi a lungo andare forse ti conviene creare delle sezioni perché altrimenti diventa un casino per andare a ritrovare i vari post e chi ti segue è meno invogliato a farlo”…e allora siamo proprio fottuti! Sempre di corsa, con poco tempo da dedicare, mò pure whatsapp ha messo la velocità ai messaggi vocali: puoi aumentarla ed impiegare la metà del tempo ad ascoltarli tutti, che figata…sì, ma per chi? Ma dove andiamo? Eppure Eros Ramazzotti con la sua Musica è fece un capolavoro, durava 11 minuti e nessuno di noi (ovviamente a chi piaceva il genere) ha mai pensato di cambiare stazione radio o canale televisivo… Sono cambiati i tempi o noi che li stiamo cambiando? Una generazione di annoiati perenni che sta compromettendo anche i bambini: come spiegare alle mamme, me inclusa anche se ormai sono fuori da quel tunnel, che non c’è bisogno di inventarsi l’alligalli per far mangiare i loro figli o che non servono fiumi di giga da utilizzare se si portano i bimbi al ristorante “sennò si annoiano”…? Cosa dovremmo replicare al povero Favino che con grande sensibilità ha chiesto che sia insegnato il cinema nelle scuole: “Pierfrancesco, scusa, ma se i ragazzi non possono subito maneggiare una telecamera o un ciak si annoiano ed abbandonano il corso.”? Quando stamattina ho chiesto ad un amico giornalista cosa pensasse di questo blog, l’ho fatto primo perché sono una assoluta neofita, secondo perché lui, proprio per il lavoro che fa è molto più bravo di me ad intercettare i bisogni culturali delle persone e terzo perché mi fido molto del suo pensiero, ma la sua risposta mi ha fatto cadere le braccia e non per me, che non valgo niente. Perché certamente lui ha ragione. Troppe parole…poche illustrazioni…nessun effetto speciale… Ci pensate: andare a sentire Benigni sulla Divina Commedia a teatro e ad un certo punto chiedergli che il Conte Ugolino esca dal sipario con la bocca gocciolante di sangue e, magari, pure qualche brandello di pelle umana o qualche capello, sai che bello? Eh, ma tu non sei Benigni! Oh, ci siamo arrivati allora! Non sarà per caso, che è tutto legato al bello? Alla bravura? Non sarà forse che questo torpore intellettuale che ci portiamo addosso è legato anche al fiume di schifezze che una generazione di preferiti non selezionati mai per le loro reali capacità, ha intasato le tv, i cinema (un po’ meno) e persino i municipi dei nostri comuni abituandoci all’approssimazione, incompetenza ed impreparazione rendendo tutto insopportabilmente noioso? Ripartiamo da qui. E allora sì a mille Favino, al sogno di poter ascoltare Benigni o di entrare in un teatro e respirare la magia della Traviata!!! Brindiamo alla cultura, al tempo di aspettare per sapere come va a finire una bella favola, ai vocali da 1x. E…a proposito…sto blog resterà un insieme disordinato di pensieri lunghi…se non otterrà successo, avrò fatto bene a fare il medico veterinario!!!

Io accolgo te…

E così, con la voce che trema, l’emozione che riempie gli occhi e riscalda il cuore tu dritto, petto in fuori e pancia in dentro, pronunci le parole che cambieranno per sempre la tua vita. Lì in quella chiesa gremita, nel silenzio surreale di tante persone che fanno battere il loro cuore insieme al tuo, tu ospiti una vita nella tua, apri le braccia per proteggere un minuscolo esserino ed a tua volta tu e la tua anima alloggerete in quelle braccia così sicure che ti hanno sempre accolto, ma che adesso vuoi lo facciano per sempre. Sì, proprio così: per sempre. Perché ci sposa una volta sola, anche quando sulla carta sono di più; anche quando non ci si arriva mai a sposarsi sulla carta. Si uniscono due corpi in una sola anima e si procede sempre guardando nella stessa direzione, anche quando non lo si può fare mano nella mano. Ti accolgo, mi faccio più in là in questo letto che improvvisamente mi sembra così grande senza di te, che se non ci sei ne compro un altro. Ti accolgo perché senza di te ho paura di essere assalita dalla noia, dall’ansia, addirittura dal timore di non saper, né poter, fare più le cose che ho sempre fatto, pure quelle che mi sono sempre riuscite benissimo. Ti accolgo perché sei la parte di me che mi è venuta meglio e proprio mò che ti ho trovato, fossi scema che continuo a fare senza di te! Ti accolgo e tu mi accogli come metà della stessa mela, che senza è inutilmente incompleta, si ossida e non va da nessuna parte…rimane lì ed al massimo può essere cibo per uccellini non troppo schizzinosi. E ti accolgo anche quando il tempo vorrà sgranchire i suoi rintocchi, quando penserai che io non sono più io e noi non valiamo più granché: ancora più forte ti accoglierò tra le mie braccia, allora! Perché, anche il più blu dei cieli può essere solcato dalle nuvole, ma sempre per ospitare un coloratissimo arcobaleno. E coloritissimi saranno i nostri litigi perché dove c’è passione non ci possono essere tinte smorte, ma dopo i fulmini…c’è sempre la quiete del perdono. E dove potrei mai andare senza di te? La vita è strana, a volte rimescola le carte proprio quando pensavi di aver vinto la partita, ma se tu sei qui, io sono qui e non ho paura. Con te con me non posso avere paura perché tu ed io, abbiamo smesso di essere tu ed io e siamo diventati noi. Uni ed infinitamente uniti. Io ho accolto te, tu me ed insieme siamo la giovinezza, la bellezza, la salute ed il denaro…e ogni giorno scriviamo una nuova pagina di questo bellissimo diario.

Prostituzione

Eeeh, che parolone…! Sentite che suono grave, pesante e come pesantemente appiccicosa e sporca è la sensazione che trasmette? Verso il vile denaro o il turismo a tutti i costi o ancora verso il posto fisso o il politicante di turno: quale che sia l’oggetto sentite come cambia il significato e la nostra percezione se si premette ad essi questo sostantivo? Io sì. Ed è per questo che l’ho messo proprio a dare il titolo ed il senso di queste parole. E come la chiamereste voi la deliberata voglia di annientare, in questo caso vite umane, in nome di un ritrovato afflusso di persone e, perciò, di denaro? Davvero stiamo per credere alla storia di uomini “dispiaciuti per l’accaduto” come ho sentito al tg dell’ora di pranzo? Dispiaciuti. Come se avessero perso un oggetto di valore affettivo. Dispiaciuti. Come se avessero ammaccato la macchina. Dispiaciuti? Delinquenti! Intere famiglie annientate. Vite spezzate. Andassero a raccontarlo al piccolo Eitan, vivo grazie all’abbraccio del papà, che non rivedrà più né il papà, né nessuno della sua famiglia, quanto sono dispiaciuti! Persone che avevano deciso di celebrare la vita con una gitarella fuori porta, oggi non ci sono più per un impianto frenante, di sicurezza, disattivato. Disattivato per non correre il rischio di tenere nuovamente ferma la funivia aperta dopo mesi di restrizioni. Eh certo… Prostituzione. Abdicazione all’uso del cervello, del cuore, del rispetto per l’altro. Sono furiosa ed addolorata. Peggio di continenti fuori controllo, siamo alla deriva. E non solo dei valori o della cultura, che pure bene non se la passano…ma siamo alla deriva della natura umana. Ragazzi che tornando a casa vengono travolti da macchine i cui conducenti non solo non si fermano a prestare soccorso, ma con l’aiuto dei genitori studiano come ribaltare giuridicamente l’accaduto per non pagare l’assicurazione, e magari il ragazzo travolto è ricoverato in ospedale malconcio; bambini che affollano le spiagge non con secchiello e paletta, ma morti in un naufragio e gente che si affanna a gridare che devono starsene a casa loro; inchieste su pizzi o manomissioni per avere il monopolio del trasporto di defunti o persone non autosufficienti e…e mi sono seccata pure di citare solo alcuni esempi di una società che fa schifo! Ci vorranno diverse generazioni per rimediare a queste aberrazioni, ma io sogno e spero che possano cominciare i miei figli a cacciare a pedate questa generazione di trogloditi che si erge ed arroga il diritto di definirsi di uomini.

Un “Concorso di progettazione” per il Parco fluviale del Basento — La Basilicata Possibile

Un “Concorso di progettazione” per il Parco fluviale del Basento, che ne protegga l’ecosistema, crei nuove alleanze tra le specie viventi, ridisegni il fiume come infrastruttura sostenibile, estetica, funzionale per nuove connessioni spaziali (città, parco della città / ex CipZoo, Parco Rossellino, Pantano, Depuratore storico). Valorizzare la progettualità di un “team multidisciplinare”, garantendo al suo…

Un “Concorso di progettazione” per il Parco fluviale del Basento — La Basilicata Possibile

Che musica, Maestro!

L’avete fatto? Siete tornati in palestra? Io sì. Dopo 7 mesi ed un intervento al seno, sì ci sono tornata stamattina. Dopo mattine in cui aprivo gli occhi con un macigno sul cuore per il bollettino delle persone che il Covid ha portato via, in costante aggiornamento. Oggi no, oggi musica. Musica negli occhi di chi mi ha accolto in palestra, dopo tanti mesi di chiusura; musica che scandisce i bpm dei movimenti dei miei muscoli, ma non solo, musica che celebra la leggerezza e l’euforia di una normalità che prorompente si fa strada. Già, ma quale normalità? In effetti non è la parola corretta, se pensiamo che è la normalità cui siamo abituati, quella di chi non tiene conto ed in conto la libertà altrui, ma piuttosto ne fa un uso personale, che ci ha portato sin qui. Abbiamo spremuto tutto. Tutte le risorse del pianeta, fino alla generazione dei nostri nipoti ed ancora non siamo contenti. Cantavamo dai balconi ed ora i volontari raccolgono le mascherine dalle spiagge, dove prima buttavamo le bottiglie di plastica. Pensavamo che la paura di morire ci avrebbe reso migliori, una sorta di fioretto “Gesù, se mi fai sopravvivere, ti prometto che sarò buono…”, ma come il migliore dei propositi alimentari, è svanito non appena il lockdown è finito. E allora forse non è la normalità che dobbiamo invocare, cui dobbiamo anelare, ma la consapevolezza: che siamo terreni, non eterni; umani, non divini. Oggi, però, no. Oggi voglio stare sveglia ricordando l’emozione di aver sudato, e non per la fatica. Un sudore che sa di buono, un sudore che sa di vivo, un sudore che sa di ripresa. E quale migliore ripresa se non quella che inizia con lo sport, con l’adrenalina che parte dalle cellule del tuo corpo che ricominciano a produrre movimento, esercizio, sforzo, allegria?!!!! Oggi ho finalmente sudato di felicità!

Sorseggiando un caffè…pensieri alla rinfusa.

Inizia un nuovo giorno, un lunedì funestato da una immane tragedia. Già perché noi, in Italia, non abbiamo bisogno del terrorismo, basta l’incuria. Al di là di tutto quello che verrà poi ammesso, scritto, giustificato o confutato, la verità è che non riusciamo ad imparare niente. Da nessun accadimento precedente. Non abbiamo imparato dalle Gole del Raganello, dal Ponte Morandi, niente. Ogni volta è come se fosse la prima volta. Scopriamo che le attrezzature hanno bisogno di manutenzione, che le previsioni del tempo vanno guardate, che le cose vanno sapute da fare da chi competenza e che quella competenza si paga. Si deve pagare. Quella competenza fa la differenza. Mi chiamo Mariarosaria, sono un medico veterinario, sono una mamma, una moglie, ma soprattutto sono stufa!